2.1.13

NESSUNO E' PIU' STUPIDO DI UN PITTORE. Cesare Biratoni


12 gennaio-10 febbraio 2013

“Bête comme un peintre”, scriveva Marcel Duchamp, e questa mostra è dedicata alla pittura e alla stupidità che la regge.

Stupidità nella sua accezione originaria, la quale ha a che fare con lo stupore.  E’ lo stupore che tesse le trame di una voracità visiva di cui si nutre il fare del pittore. Ma prima ancora che le immagini costituiscano le basi di nuove immagini, qui sono rincorse principalmente per il loro potere seduttivo, come valore in sé. Niente di “eroico” il più delle volte, o di particolarmente enfatico. Spesso si tratta di un’applicazione anche pedissequa, meticolosa, quasi amatoriale, fatta di suggestioni che conducono ad altre suggestioni, entro un bisogno di raccolta.

E raccogliere immagini come fine, è perdere tempo. Alla base vi è l’insensatezza ossessiva del collezionista o il senso acuito del rabdomante; in ogni caso è un’applicazione tanto reiteratamente scrupolosa quanto disutile, anche perché ammesso che si trovi l’acqua, l’acqua non serve ora e qui.

Questa mostra prescinde dall’acqua, ma espone il cammino: un insieme dilatato di passi; un elenco esteso di frammenti visivi. Un archivio che ha le caratteristiche della lista  ma manca dell’autorità dell’Arconte, del potere ermeneutico che deriva in fondo dalla “nobiltà” del fine.

Le immagini raccolte non sono un prima che si legittima in un dopo ma esse sono già il dopo. Rispetto al dopo che siamo abituati a riconoscere come tale assumono il valore di un equivalente sincronico.

Esse mettono a dimora un’intimità e implicitamente ne segnano un passaggio istituzionale dal privato al pubblico: per questo hanno il valore di un “quadro”; né più né meno.

“Non c’è niente che mi infastidisca più delle immagini”, mi diceva Cesare Biratoni.


Ermanno Cristini

 Cesare Biratoni, Nessuno è più stupido di un pittore, 2013

 Cesare Biratoni, Nessuno è più stupido di un pittore, 2013: Senza titolo, tecnica mista su carta, 2011-2012

 Cesare Biratoni, Nessuno è più stupido di un pittore, 2013: Senza titolo, collage, 2012

 Cesare Biratoni, Nessuno è più stupido di un pittore, 2013: Senza titolo, collage, 2012

 Cesare Biratoni, Nessuno è più stupido di un pittore, 2013

 Cesare Biratoni, Nessuno è più stupido di un pittore: Senza titolo, collage, 2012; collage, 1999, tempera su carta 2112

 Cesare Biratoni, Nessuno è più stupido di un pittore, 2013
 

5.11.12

UN' ALTRA CONTIGUITA'


Andrea Magaraggia, Michele Lombardelli, Luca Scarabelli
a cura di Alessandro Castiglioni
18 novembre - 31 dicembre 2012



Un’altra contiguita’ nasce nel contesto di On Stage, il progetto curato da Andrea Bruciati per ARTVERONA, la Fiera dell’Arte di Verona che quest’anno propone con I benandanti un focus sul delicato ruolo del curatore nell’attuale sistema dell’arte.
Per questo progetto Alessandro Castiglioni ha tracciato un percorso a più mani che si caratterizza come una riflessione sul metodo. Sviluppato in forma di talk all’appuntamento veronese tale lavoro assume ora una dimensione espositiva concepita, poi, per lo spazio di riss(e)

“Questo breve intervento attesta una modalità di lavoro che vuole porre un fermo interrogativo sui tradizionali confini disegnati ai limiti tra ricerca critica e pratica artistica. Pensare che questi ambiti possano svilupparsi sotto una forma di continuità e non in una sorta di opposizione, se non altro, sotto l'aspetto sostanziale (quello della forma e quello del discorso), è il fatto centrale di questo progetto sviluppato a pari livello da Michele Lombardelli, Andrea Magaraggia, Luca Scarabelli e me.
Effettivamente, in questi pochi mesi,  abbiamo costruito un luogo di contiguità tra forme, discorsi, pensieri. Abbiamo incontrato poi diversi personaggi, interrogato documenti, intrecciato ipotesi. Il primo punto in discussione è, dunque, la nostra capacità narrativa e dialogica, la forza evocativa della forma e quella della negazione, dell'assenza. E' qui che Magaraggia cita La forma nell'arte e nella natura di Giorgio De Chirico, dove l'artista parla di “forma” come spazio e come attività mentale (questione, questa, poi ripresa dalla fondante lettura di Jole De Sanna) e Lombardelli ricorda, d'altra parte, Ad Reinhardt «...Anti-anti-arte, non-non-arte, non espressionista … non visionaria, non immaginativa, non mitica...», come se il pittore americano fosse “fosse l'ago della bilancia, il grado zero, l'inizio, l'introduzione di un racconto a più voci”. E' a questo punto che mi sembra adeguato inserire un ulteriore personaggio: Samuel Beckett. Nei suoi ultimi scritti, datati tra il 1988 e il 1989, compare evidente il dramma, esistenziale ed artistico, scaturito dalle relazioni tra forma e discorso. «Dire un corpo. In cui niente. Niente mente. In cui niente. Almeno questo. Un luogo. In cui niente...». Infine Scarabelli ci mostra un corvo immobile su un cumulo di gomme di bicicletta. Luca mi ricorda Luigi Malabrocca che correva il giro d'Italia per arrivare ultimo. Per vincere la maglia nera. Paradossalmente la sua corsa tendeva così alla stasi, all'immobilità.  
Un altro nero dunque, un'altra crisi di forme e discorsi, un'altra contiguità.”
Alessandro Castiglioni

 Un'altra contiguità, Ad Rehinardt, El Lissfitzky, selezione di Michele Lombardelli, foto Ermanno Cristini

 Un'altra contiguità, foto Ermanno Cristini

Luca Scarabelli,  Orizzonte degli eventi, 2012, corvo nero in tassidermia, copertoni usati di bicicletta, cm 90 x 90 x 50, foto Ermanno Cristini

 Michele Lombardelli, Black landscape, 2009, tempera su tela e fotografia in b/n dimensioni variabili courtesy Arte Boccanera, Trento, foto Andrea Magaraggia

Andrea Magaraggia, Continuità (particolare), 2012, policarbonato cm 90 x 200 x 30, foto Andrea Magaraggia

Un'altra contiguità, foto Andrea Magaraggia
 

3.9.12

THE ISLAND


22 Settembre - 4 novembre 2012

Quando, nel corso degli umani eventi, diviene necessario per un popolo spezzare i legami politici che lo hanno unito ad un altro, ed assumere, fra le potenze della terra, la posizione distinta e paritaria a cui le leggi della Natura e di Dio gli danno diritto, il giusto rispetto dovuto alle opinioni dell'umanità esige che esso dichiari le ragioni che lo costringono a separarsi.

Consideriamo verità evidenti per se stesse che tutti gli uomini sono creati uguali; che sono stati dotati dal loro Creatore di taluni diritti inalienabili; che, fra questi diritti, vi sono la vita, la libertà e il perseguimento del benessere. Che per garantire questi diritti, vengono istituiti fra gli uomini dei governi che derivano dal consenso dei governati il loro giusto potere. Che ogni qualvolta una forma di governo diviene antagonistica al conseguimento di questi scopi, il popolo ha diritto di modificarla e abolirla, e di creare un governo nuovo, ponendo a base di esso quei principi, e regolando i poteri di esso in quelle forme che offrono la maggiore probabilità di condurre alla sicurezza ed alla felicità del popolo medesimo. La prudenza consiglierà, in fatto, di non cambiare per motivi tenui o transitori governi stabiliti da tempo; l'esperienza dimostra, invero, che gli uomini sono più inclini a sopportare i mali, finché sono tollerabili, che a riprendere la giusta direzione, abolendo forme alle quali sono adusati. Ma quando una lunga serie di soprusi ed usurpazioni, volti invariabilmente ad un unico scopo, offrono prova evidente del disegno di un governo di assoggettare il popolo a condizioni di dispotismo assoluto, è diritto e dovere del popolo di abbattere quel governo e di creare nuove salvaguardie per la sua sicurezza futura.

Tale è stata la paziente sofferenza di queste Colonie (PADANIA); e tale è la necessità che le costringe a mutare il loro precedente sistema di governo.

Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d'America - 4 Luglio 1776

Estratto integrale dalla homepage del sito internet della Lega Nord di Varese



Édouard Glissant_Daniele Geminiani, 2009 © The Islandi

 foto Ermanno Cristini
 foto Ermanno Cristini
 foto Ermanno Cristini
 foto Ermanno Cristini
foto Ermanno Cristini
  foto Mary Zurigo

2.7.12

HOMO MUNDUS MINOR. Una volontà degli altrove

Alec Lewis Pwerla, Collectif Indigène, Ermanno Cristini e The Clement Project
a cura di Jean Marie Reynier
1-15 Luglio 2012 


Una costante ricerca di confronto, ecco quello che può guidarci in questo fare processuale.
Questa esposizione, una collettiva di quattro artisti e curatori, presenta "solo" due quadri fisici, che diventano una stratificazione linguistica.  ​Alec Lewis Pwerla artista australiano offre alla visione dell'occidente un linguaggio composito di algebre e memorie, mentre il Collectif indigène (Andreanne Oberson & Jean-Marie Reynier, artisti franco-svizzeri) dona un insieme di anatomia e modificazione.
Il ruolo di Ermanno Cristini in questo caso non sarà solo quello di ospitante, ma (per riprendere le sue parole nel contesto di una recente esposizione comune) anche quello di testimone. Il dispositivo curatoriale è studiato rispetto al vuoto, un vuoto che Cristini sarà spinto a riempire nel corso dell'esposizione. Come nello studiolo di San Gerolamo il testimone e custode degli eventi tradurrà il linguaggio in linguaggio.

Dal titolo "homo mundus minor", l'esposizione si sposta dunque verso la necessità dell'umano di essere e inventare mondi più grandi di sè, e questo anche grazie ad una interazione di più corpi e incarichi. Una liquefazione degli intenti. 
Ringrazio particolarmente Ermanno di essersi ancora una volta prestato a questo esercizio, e il Clement Project di averci affidato uno dei pezzi più importanti della loro collezione. 

Distinti saluti

Jean Marie Reynier


Collectif Indigène
nato nel 2009 da Andreanne Oberson (CH) & Jean-Marie Reynier (F), artisti e curatori
http://www.collectif-indigene.ch


foto Adreanne Oberson
  foto Adreanne Oberson
 foto Adreanne Oberson
 foto Adreanne Oberson
 foto Adreanne Oberson

more photos in  http://www.ermannocristini.it/

1.6.12

TRE COLLEGAMENTI FISICI

Un progetto di ricerca di Paolo Tognozzi
a cura di Alessandro Castiglioni
9 - 24 giugno 2012


Riss(e) presenta la prima mostra personale del giovane artista Paolo Tognozzi. Il progetto, Tre collegamenti fisici, è parte di un più ampio programma curato da Alessandro Castiglioni, dedicato all'esplorazione dei sistemi di conoscenza caratteristici della contemporaneità. La mostra è il primo di questi appuntamenti.

Scrive Italo Calvino nel 1964 “finché il primo libro non è scritto, si possiede quella libertà di cominciare che si può usare una sola volta nella vita, il primo libro già ti definisce mentre  tu in realtà sei ancora lontano dall’esser definito; e questa definizione poi dovrai portartela dietro per la vita, cercando di darne conferma o approfondimento o correzione o smentita, ma mai più riuscendo a prescinderne.
Questa considerazione, privata e romantica, è una considerazione sull'inizio, soprattutto per un giovane artista, ma è anche alla radice di un pensiero in cui la letteratura, o più in generale l'arte, si muove su un piano di contenuti, di argomenti, di perché. Mi chiedo se oggi Paolo Tognozzi, in questo suo primo progetto artistico, dovrebbe porsi il problema che nel 1964 Calvino mise a fuoco rispetto alla stesura del Sentiero dei nidi di ragno. In realtà, smantellate le ultime infrastrutture della nostra modernità, ciò che muove Paolo Tognozzi, ma come lui, molti artisti nella nostra contemporaneità, è l'interesse per le metodologie, i sistemi, i meccanismi di conoscenza. Dotati di smartphone, costantemente connessi e a caccia di free WiFi, ci avvaliamo di un perpetuo accesso a informazioni, dati, immagini. Non ho davvero alcun interesse, oggi, a ricordare, per fare un esempio, una data, quando so, in tempo reale, come accedere a quell'informazione. Per la nostra google generation è un problema di motori di ricerca e attendibilità delle risorse. Il web così non ci appare come un far west senza regole da conquistare, come l'informazione massimalista e già sconfitta, vuole raccontarceli. Si tratta bensì di un'architettura complessissima in cui, l'unico modo per non perdersi, è capire come accedere alle sue molteplici e diverse stanze. Paolo Tognozzi, che per ragioni anagrafiche, non ha conosciuto l'informazione prima della rivoluzione, racconta il riflesso di questo mondo. Parla di collegamenti fisici, cioè delle relazioni dirette, tra campi di ricerca e risultati ottenuti. Parla di immaginari e approssimazioni e continua a domandarsi come nel nostro universo mediale ci si pone una domanda. E così continua a porre domande. L'estetica diviene un accidente, un'avventura come la Sicilia delle conversazioni di Vittorini. La considerazione di Calvino sempre presente.

Alessandro Castiglioni

  Paolo Tognozzi, Tre collegamenti fisici, 2012

  Paolo Tognozzi, Tre collegamenti fisici, 2012

  Paolo Tognozzi, Tre collegamenti fisici, 2012

  Paolo Tognozzi, Tre collegamenti fisici, 2012

  Paolo Tognozzi, Tre collegamenti fisici, 2012

  Paolo Tognozzi, Tre collegamenti fisici, 2012

more photos in  http://www.ermannocristini.it/

30.4.12

NOTMADEKNOWS. Luca Scarabelli

12 – 27 maggio 2012


L’intervento pensato da Luca Scarabelli per Riss(e) si sviluppa su due momenti.  La presenza di un piccolo gruppo di lavori e un‘azione collettiva che non differenzia l’atto quotidiano (una cena) dalla sua rappresentazione.
Un tema trattato e considerato dai suoi recenti lavori e rilanciato in occasione della serata da Riss(e) è quello della caduta e del fallimento, visto a posteriori come positiva possibilità per riscrivere una situazione o ricrearla a proprio vantaggio, e fin qui tutto bene, tutto bene finché si rimane sul filo, perché il problema è aver la capacità di non curvarsi sulla dura superficie una volta arrivati a toccarla, ma farsi rimbalzo, e abbracciare l’incertezza dello stacco e della sospensione, che poi è una costante del nostro tempo. Si cade malamente quando non si trasforma il senso del filo in mestiere, in necessità.
Anche se è prevista una cena come ambiente comunicativo aperto al dialogo, gli piace ricordare che solo chi sa digiunare, chi sa sospendersi come Siddhartha, è libero dai ricatti.
Alla cena sono state invitate 12 persone (un numero che è anche una data; la coincidenza vuole che sia quella della nascita di Joseph Beuys)  che frequentano a vario titolo il mondo dell’arte; Scarabelli non ha invitato solo il loro titolo, il loro genere, in particolare ha invitato le loro parole e la loro capacità di ascolto e di interpellazione. Nel dialogo il polo dell’ascolto è importante quanto la voce che ti invita alla conversazione, così come lo è la possibilità di cambiare atteggiamento o idea; o ancora la possibilità, che è anche libertà, di uscire dal discorso o rifiutarlo, come dire a qualcuno in modo deciso; io non ti conosco. La cena come momento conviviale e dialogico il cui companatico è qui anche una pagnotta che è una considerazione sul fare un buco nel pane.
Dopo l’aura dell’opera, la stessa ha smarrito nello spazio della caduta anche l’ombra si direbbe, il senso che la tiene ancorata al tempo e alla storia; ad esempio Margaretha, la protagonista del lavoro sonoro (la notte di Margaretha), presentato per l’occasione nei locali abitati di Riss(e), la rincorre durante una notte insonne, subisce i rovesci della sorte: ma è un buon capitale per l’uomo che impara dai suoi errori.
C’è poi in mostra un piccolo collage, disturbing the universe, che ci dice qualcosa in proposito del dialogo tra cielo e terra, un lavoro del 1996 mai esposto prima e un’opera, che è un lavoro in corso, presentata in un momento di attesa, di aporia forse, ma capace di aprire in stato di emergenza e in prospettiva, situazioni interpretative significative.
ore 18.00-20.30 apertura al pubblico.
ore 20.30-22.00 cena-dialogo ad invito.


Luca Scarabelli
2012 EXCUSE MY DUST, SRISA Gallery of Contemporary Art, Firenze; Mars, Milano / 2011 PROCESSO DI CRIPTAZIONE E ASTRAZIONE ESOTERICA, Spazio 12, Barasso; IN PRINCIPIO Chiostri Bramanteschi, Università  Cattolica, Milano; CARTOGRAFIA DI UN PAESAGGIO SOSPESO, Castello di Jerago; ROAMING. SIGNIFICATI POSSIBILI, Riso, Museo d'Arte Contemporanea della Sicilia, PPS/Meetings, Palermo / 2010 ROAMING. HETEROTOPIAS , Musée Cantonal Des Beaux-Arts, Lausanne; ROAMING.OFF-CELLS: PRACTICES OF NO VISION, Museo d'Arte Contemporanea Villa Croce, Genova; ROAMING.THE ABSENCE OF EVERYTHING, Forum Stadpark, Graz; ROAMING. TRANSITION, A PRIVATE MATTER, Vyšehradská 26, Prague; CABINET DE REGARD: AIUOLE D'ATTESA, Castello di Jerago; ROAMING. IF SPACE MEANT NOTHING, Condotto C, Roma / 2009 ROAMING. STREAMING TIME, 91mQ Art Project Space, Berlin; IL RESTO DEL TEMPO, Castello di Jerago; ROAMING. FILOSOFIA DELLE PICCOLE COSE, La Rada Spazio per l'Arte Contemporanea, Locarno / 2008 UN BEL POSTO PER DIMENTICARE, Spazio Arte Contemporanea, Buttrio; ROAMING. TAPIS VOLANT, Musée de Saint Denis, Parigi; ROAMING. REPETITA IUVANT, Assab One, Milano; ROAMING. START UP, Officine Creative, Barasso / 2008 BICYCLE RACE ON THE MOON, Galleria Maria Cilena, Milano / 2006 COME QUANDO FUORI PIOVE, Villa Scalabrino, Mozzate; / 2003 PASSI SPARSI, Amste contemporary art, Lissone / 2000 Museo d'Arte Contemporanea Chiostro di Voltorre, Gavirate; FRESCHE DISTRAZIONI SOTTOLINEATE, Galleria Martano, Torino


http://www.lucascarabelli.it/



 Luca Scarabelli, Notmadeknows, 2012

  Luca Scarabelli, Notmadeknows, 2012

  Luca Scarabelli, Notmadeknows, 2012

more photos in  http://www.ermannocristini.it/

 

15.3.12

REJECTED WORKS. Antonio Catelani

31 marzo - 30 aprile 2012  

Rejected works si compone di un ristretto nucleo di “oggetti” appositamente raccolti per riss(e), formando un ciclo ibrido a metà tra ready–made e manufatto artistico non pienamente estrinsecato; alcune parti di oggetti d’uso rinvenute per strada si ibridano, o soltanto si accostano, a reperti interni allo studio dell’artista: lemmi decaduti, lasciati in disparte o scartati e non utilizzati nell’articolazione di cicli più ampi e omogenei di opere.
Due metà si compongono in un innesto eterogeneo o molto semplicemente si mostrano nella loro isolata presenza di manufatti intenzionalmente rigettati o dimenticati. Non c’è in questo caso da decontestualizzare alcun oggetto e la de-collocazione è già insita nel non essere più parte di un intero originario; rimane la possibilità di rielaborazione per questi resti che vengono assunti all’interno dell’operare, poiché anche nella frammentarietà, nella loro minima sufficienza, essi mantengono una singolarità e un grado di finitezza intrinseco, seppure in forma di relitto.
La de-costruzione, abitualmente praticata a livello linguistico e formale, sembra quindi investire anche il piano più propriamente “stilistico”. Ciò che si scopre in questa mostra appare incongruo con il percorso espressivo dell’artista: un’interruzione imbarazzante; una forzatura che fa abdicare allo stile e alla usuale operatività per lasciar spazio ad un alter ego, ad un altro e più disinvolto bricoleur che prende la mano e conduce il gioco delle relazioni, dove ciò che è rifiutato, rigettato dallo stesso artista, assurge momentaneamente al rango di opera messa in mostra.


Antonio Catelani
Agli esordi fiorentini nel 1985 fa parte di un gruppo che, assieme a Carlo Guaita e Daniela De Lorenzo, con la curatrice Maria Luisa Frisa,  propone una articolata e ferma risposta d’impronta minimalista alla precedente corrente neoespressionista: Transavanguardia e pensieri affini. Saldatasi immediatamente con esperienze di rinnovamento simili, operate dagli artisti milanesi gravitanti attorno a Corrado Levi e da quelli  romani con Carolyn Christov-Bakargiev, tutti assieme formano una “generazione di mezzo” che prontamente reintroduce un fare arte cosciente delle proprie prerogative in continuità con le esperienze concettuali degli anni Settanta.
Tra le principali mostre personali si ricorda: Galleria Carini, (1987);
Pendant, Studio Guenzani, Milano (1989); Compresenze, Studio Guenzani, Milano (1992); Il corpo del colore, Akademie Schloss Solitude, Stuttgart (1995); Antonio Catelani-Partito Preso, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma (1996); Madreforma, Galleria Continua, San Gimignano, (1998);  Ipercromo, Künstlerhaus Palais Thurn und Taxis, Bregenz (2005): Verbinden, Galleria Maria Grazia Del Prete, Roma (2008) . Tra le collettive: Scultura, Galleria Schema, Firenze (1985); Il cangiante, Padiglione d'Arte Contemporanea, Milano (1986); Arte nuova d'Italia, Studio Marconi, Milano (1987); Prospect '89, Schirn Kunsthalle, Frankfurt/M. (1989); Una scena emergente, Museo Pecci, Prato/Museum Moderner Kunst Stiftung Ludwig, Wien (1991); Itinere 2, Palazzo delle Papesse, Siena (1999); Continuità 1990-2000, Museo Pecci, Prato (2002); Are you sensitive?, Museo Marino Marini, Firenze (2006); ITaliens, Botschaft der Italienischen Republik, Berlin (2010). Ha partecipato inoltre alla 43° Biennale di Venezia, Aperto ’88, e alla XII e XV Quadriennale d'Arte di Roma (1996 e 2008). L’artista, che dal 2008 risiede stabilmente a Berlino, ha in passato curato alcune mostre, scritto testi per altri artisti ed è stato cofondatore di BASE progetti per l’Arte a Firenze.

http://www.antoniocatelani.com

 
Antonio Catelani, Assenze, 2012, olio su tela, foto Primoz Bizjak


Antonio Catelani, Rejected works, 2012,site specific, foto Primoz Bizjak

more photos in  http://www.ermannocristini.it/