18.4.13

PROPOSTA DI METODO PER UNA MOSTRA RAGIONATA

Samuele Menin, Giovanni Morbin
a cura di Rossella Moratto, Lidia Sanvito

21 aprile - 19 maggio 2013

Un progetto che è una proposta di metodo, l’esercizio di un’esperienza curatoriale intorno alla scultura, che costituisce il primo passo, o l’ultimo, di un “azzardo”: mettere in relazione uno scultore contemporaneo con uno del passato, raccontandone le metodologie e gli argomenti. “E se facessimo finta che...?” è forse la domanda che sostiene il lavoro effettuato e che rivela un’attitudine al rigore capace di nutrirsi dei paradossi che esso stesso genera.
Due artisti, un critico d’arte e un’artista che è anche storico dell’arte si sono cimentati in un tentativo di esplicitare i passaggi, i punti di contatto e le articolazioni che giustificano la scelta degli attori di una specifica eredità storica. Mescolanze dei ruoli, incroci dei percorsi, con al centro una concezione della scultura dove i materiali siano essi stessi il codice del linguaggio ineffabile dell’arte, senza casualità, né ammiccamenti o distrazione, auspicando, in sintesi, che la sciattezza nell’uso della materia non determini un clamoroso tonfo dei significati.


Giovanni Morbin L’opposizione del pollice, 2009, grafite e foglia d’oro su carta, cm. 50x35

Jean Arp, ottone

 
Samuele Menin, Brown(Arp), 2013,  creta, alluminio, gesso, laminare plastico, vetrificante, cm. 25x65x20

Jean Arp, Samuele Menin

Samuele Menin, Brown(Arp), 2013, creta, metallo, cera, gasbeton, cm.25x105x20

Giovanni Morbin  Mostra. Mauro Roncolato mostra Duchamp a Orbin Giovanni, 1987, performance, light box, cm 25x35

 Samuele Menin, Brown(Arp), 2013, creta, alluminio, ferro, gesso, laminare plastico, vetrificante,  cm.110x60x120

11.3.13

“ALESSANDRO DI PIETRO 15.50 FACCIAMO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE? CECILIA GUIDA 15.51 OK, MA NON SONO SICURO DI CONOSCERLO. E' ANCORA UNA MOSTRA??”

un progetto artistico a cura di Alessandro di Pietro e Cecilia Guida
con Antonio Barletta, Marco Belfiore, Francesco Bertocco, Graziano Folata, Francesco Fossati, Silvia Hell, Cecilie Hjelvik Andersen, Chiara Luraghi, Yari Miele, Luca Scarabelli, Federico Tosi

17 Marzo - 12 Aprile 2013

Alessandro Di Pietro 15.50
facciamo il punto della situazione?

Cecilia Guida 15.51
ok, ma non sono sicura di conoscerlo. È ancora una mostra?

ADP 15.51
perchè?

CG 15.51
beh, io non sono più il curatore, ho passato il progetto a te…

ADP 15.52
però hai dato il via

CG 15.52
ma non ero convinta della fattibilità dell’idea, è stato Ermanno a incoraggiarmi quando gliene ho parlato

CG 15.55
l’idea originaria era quella di pensare a una mostra sulla ‘pratica’ dell’errore, ovvero di provare a non correggere gli errori che si sarebbero commessi nelle fasi della sua organizzazione…

ADP 15.58
proviamo a vedere quanto mi sono allontanato dagli intenti iniziali del tuo testo?

CG 15.58
l’idea è nata da tre episodi accaduti durante un periodo passato a New York qualche anno fa: la visione del film ‘La Passione di Giovanna D’Arco’ di Dreyer, la lettura di un passo di Paik sul primo evento Fluxus della storia e le lunghe passeggiate per le strade di New York, che, quella mia prima volta, mi era sembrata una città ‘bella’ per errore

ADP 15.59
‘bella’ è come dire ‘giusta’? e quindi ribaltando l’ errore?

CG 16.00
sì, esattamente

CG 16.03
pensavo che, provando a non correggere eventuali errori fatti dalla scelta delle opere alla stesura del comunicato stampa all’allestimento, il progetto espositivo avrebbe avuto aspetti imprevedibili, soluzioni incomplete, imperfezioni e piccole stranezze. E, forse, nel pubblico sarebbero sorti dubbi e interrogativi di tipo cognitivo, percettivo ed estetico. Un’idea che mi intrigava teoricamente ma che nella pratica mi sembrava non naturale, difficile, impossibile… E per questo l’avevo messa da parte

CG 16.04
in ogni modo, la mia era una riflessione sulla ‘pratica’ dell’errore dal punto di vista curatoriale


ADP 16.05
ero contento quando mi hai parlato del progetto, perché anche io, poco tempo prima, avevo ragionato sull’idea di errore e mi sembrava in continuità con i lavori precedenti, ma gli errori si basano sul principio di ‘spontaneità’, quindi ‘produrre’ un errore sarebbe stato solo una speculazione sul tema. Mi è sembrato, dunque, più utile andare a ricercare una struttura che mi avrebbe permesso di procedere verso un’idea di ‘perfezione’

ADP 16.07
e così, è saltata fuori l’idea di curarla io

CG 16.07
sì, ho affidato a te il concept del progetto, io non ne ero più sicura

CG 16.09
e poi mi piaceva e mi divertiva la tua proposta di riflettere sull’idea dell’ errore organizzando una mostra ‘perfetta’

ADP 16.09
quindi, il referente da scomodare (che giudica la perfezione di qualcosa) è il
‘senso comune’

ADP 16.09
grazie

CG 16.09
riguardo al format

ADP 16.10
il format della mostra… sì

CG 16.11
in genere, si esce da un opening commentando in cosa la mostra ha convinto, in cosa ha fallito, le intuizioni, le novità, gli errori ecc ecc

CG 16.13
pensavo alla possibilità di fare confusione e di trovarsi in contraddizione su questi commenti e valutazioni

ADP 16.13
sì, di solito funziona così… se va bene (il giudizio implica che qualcuno abbia visto la mostra)

CG 16.13
già… quindi non dovremmo parlare di opening!

ADP 16.14
possiamo dire di aver fatto il ‘ritratto’ di una mostra collettiva?

CG 16.15
non so, mi sono persa

CG 16.20
come hai lavorato da curatore? ti piace?

ADP 16.21
devo dire che sotto le sembianze di un progetto artistico può andare, ma non lo rifarei domani

ADP 16.21
comunque, è un buon esercizio di ascolto

ADP 16.22
si capisce meglio come gli artisti (me compreso) si rapportano alla comunicazione del proprio lavoro

ADP 16.22
si nota chi è abituato a parlarne spesso e chi meno

ADP 16.25
per procedere nella costruzione di questa mostra collettiva ‘perfetta’ mi sono rapportato con tutti gli artisti ai quali ho fatto portfolio review, tentando di mantenere pressoché identici i nostri dialoghi

ADP 16.26
ho ripetuto le stesse fasi salienti anche nella comunicazione del progetto

CG 16.26
ad esempio?

ADP 16.28
ad esempio, dicendo: ‘sto tentando di realizzare una mostra perfetta considerando diverse pratiche artistiche’

ADP 16.28
‘ogni artista è stato categorizzato secondo un’ ‘attitudine al lavoro’

ADP 16.29
(considerando sempre il senso comune come interlocutore)

ADP 16.30
e ho chiesto loro di portare quella parte del lavoro che sanno fare leva su alcuni segni riconoscibili

ADP 16.30
ho chiesto loro di presentare un lavoro ‘figo’, un lavoro che ‘funziona’, che ‘piace’

CG 16.31
che intendi esattamente?

ADP 16.32
si può identificare come quella parte di lavoro che, ricorrendo all’utilizzo di alcuni segni di ‘stile’ condivisi nel nostro tempo, diventa periferico all’interno della ricerca e della produzione ‘centrale’ di un artista

CG 16.36
provando a sintonizzarsi con il ‘senso comune’, si ragiona sull’errore quindi?

ADP 16.39
non si tratta di lavori che si distaccano dalla ricerca generale di un artista, ma che, per alcune condizioni più o meno consapevoli, si possono definire ‘periferici’

CG 16.40
e mi sembra che con il riferimento al rapporto tra centro e periferia, il progetto si inserisce nella realtà dello spazio di Riss(e) a Varese

CG 16.51
il concept iniziale è cambiato tanto. Non lo riconosco più…

ADP 16.54
si è vero, ma abbiamo lavorato al progetto nel tempo, senza l’ansia di dover fissare un concept vero e proprio, tant’è che con questo scambio di battute stiamo ancora ragionando su cosa è o cosa è diventato

ADP 16.59
il ritratto di una mostra collettiva, conforme a uno ‘standard’, che i curatori e gli artisti partecipanti conoscono ‘alla perfezione’. L’operazione è ironica, ma soprattutto autoironica, poiché ognuno di noi ha accettato di dichiarare qualcosa rispetto al proprio lavoro che è solitamente occultato o giustificato

CG 17.06
ok, la cornice dell’errore diventa una protezione, a questo punto

ADP 17.09
non so più che dirti rispetto all’errore, forse seguendo il processo di progettazione di questa mostra l’errore si è trasformato in ‘eccezione’

ADP 17.19
è il mostro che da del mostro al normale

CG 17.20
per me non c’è differenza tra mostruosità e normalità nell’arte

CG 17.20
perché non esiste normalità nell’arte

CG 17.21
essendone una deviazione da quella che il senso comune definisce ‘norma’

CG 17.21
in ogni modo, mi interessa questo passaggio dall’idea di errore all’idea di eccezione

CG 17.23
mi perdo, mi confondo, a volte sono d’accordo con te, a volte no e la mia idea non la ritrovo più. Ma era esattamente quello che volevo

CG 17.23
mentre mi parli mi chiedo se hai fatto errori, ma non lo so…

ADP 17.23
questo progetto è una deriva del problema della mostruosità che è fondamentalmente un problema di classificazione

ADP 17.24
quando hai classificato il mostro e hai dei riferimenti linguistici per descriverlo, il mostro è stato normalizzato, perché hai un nome con cui chiamarlo

ADP 17.24
questa mostra è un mostro perchè non ha un nome.
 

Alessandro Di Pietro e Cecilia Guida
Estratto dalla conversazione via Skype del 25.2.2013

 Alessandro Di Pietro e Cecilia Guida facciamo il punto, 2013

Alessandro Di Pietro e Cecilia Guida facciamo il punto, 2013

 Alessandro Di Pietro e Cecilia Guida facciamo il punto, 2013

Alessandro Di Pietro e Cecilia Guida facciamo il punto, 2013

 

22.2.13

EPHEMERA. DOCUMENTI, ORNAMENTI E PIZZINI

Esempi sull'arte di informare sull'arte

2 – 10 Marzo 2013




Inviti cartacei, poster, manifestini, cartoline, calendari ecc. formano quell’universo di comunicazione di base che affianca le mostre, a cavallo tra registro informativo e interpretativo.

Si tratta di "emblemi" che accompagnano le opere, importanti per le invenzioni grafiche, per le sintesi, per la "sceneggiatura", per le illustrazioni e le impaginazioni che molte volte sono a cura degli artisti stessi, e importanti forse anche per il solo rimando "nostalgico" che ci porta lì ancora in quel momento, giusto con poche parole e la carta che sfugge...

Insomma, gli Ephemera hanno un’immaginario e una creatività applicata che è da rivalutare e da mettere sotto osservazione, soprattutto a distanza di tempo quando ormai si sono completamente emancipati dalla “necessità di essere utili”. Ed è da riconsiderare soprattutto quando, se ci si volge indietro, risulta tutta la distanza del cambiamento che contraddistingue ora il modo di comunicare l’arte, connotato da informazioni che principalmente viaggiano in rete con le e-mail. Si può dire che nel presente gli Ephemera sono sempre più “ephemera”, al punto che vivono, in forma immateriale, per frazioni ridottissime di tempo.



Dunque in questo caso si tratta di un aprire i cassetti senz’altra ambizione che non sia quella di guardarci dentro, a titolo di prima occhiata per una futura più organica e ampia ricognizione.

E’ stato fissato un periodo temporale, gli ultimi vent’anni, un tempo assolutamente arbitrario, dovuto unicamente al fatto che l’idea di questa ricognizione si deve a Luca Scarabelli, che ha iniziato ad occuparsi d’arte appunto agli inizi degli anni ’90. Alla base della mostra, una collezione di Ephemera raccolti da Scarabelli, a cui si sono integrati materiali provenienti da altri artisti, ognuno dei quali ha aperto i propri cassetti e messo a disposizione i propri documenti. 

Ci aspettiamo che allineando i materiali sui tavoli, seppur fuori da un’archiviazione sistematica, possano svilupparsi nessi, rimandi, suggestioni, rimbalzi, scarti, e in ultima analisi pensieri, che, dentro il “profumo di carta”, possano dirci qualche cosa di più circa gli orizzonti poetici.  

Grazie alla collaborazione di Giovanni Bai, Lisa Mara Batacchi, Mariella Bettineschi, Cesare Biratoni, Giannetto Bravi, Stefano Cagol, Alice Cattaneo, Marco Cingolani, Davide Coltro, Ermanno Cristini, Liliana De Matteis, Giuliano Guatta, Microcollection, Maria Morganti, Maurizio Nannucci, Giancarlo Norese, Olinsky, Sara Rossi, Alessandro Traina, Pietro Vischi... e altri.  
 
 Ephemera, 2013

 Ephemera, 2013

 Ephemera, 2013

 Ephemera, 2013

 Ephemera, 2013



5.2.13

ifCC- INDIVIDUALS FOR CRITICAL COMMUNITIES. TEMPORARY BLACK SPACE

Febbraio 2013

first neutral meeting/place



Come può un Individuo, oggi, dare utilità al proprio Essere Etico e Pratico?



Le comunità temporanee o transitorie, secondo B. Groys “radicali” rispetto alla contemporaneità, non permettono realmente l’espressione del singolo. Infatti, anche all’interno di situazioni collettive che si definiscono democratiche o aperte al confronto, quanto è probabile sentire una voce “fuori dal coro”?

Perché nasca una sensibilizzazione rispetto alla creazione di un dibattito aperto e perché possa essere comunicata l’urgenza di un desiderio di conoscenza, è forse utile considerare in quale modo entrare in contatto con il mondo privato di un Individuo.

Lo spazio vitale, parlando in termini prossemici, è la zona personale che ognuno di noi ha e comprende anche idee, punti di vista, valori e personalità.

Tutto ciò costituisce un insieme di aspetti che appartengono alla sfera privata, e solitamente non sono mostrati in pubblico. Di conseguenza, quello che avviene all’interno di un’area comune, condivisa con una comunità temporanea, probabilmente non concerne i fattori sopraelencati, consiste piuttosto nella messa in atto di un gioco di ruoli.



Da queste considerazioni apparentemente retoriche ma intenzionate a trovare un riscontro pratico, e dalla sensazione che i dibattiti spesso siano fini a loro stessi, ifCC si propone come primo passo verso la creazione di un gruppo di lavoro. La messa a punto di questo gruppo e delle sue finalità si definiranno collettivamente sulla base della necessità di -imparare a costruire-, ovvero, passare all’utilizzo di una visione a lungo termine.

Credendo che la necessità di aggregarsi secondo una forma spontanea di partecipazione possa nascere in primo luogo dalla forte motivazione di tanti singoli, quello che viene qui ricercato è l’origine di tale spinta.

Per facilitare i processi di comunicazione, sempre più difficoltosi nonostante l’apparente crescita dei mezzi attraverso i quali esprimersi, tenersi in contatto e confrontarsi, si è quindi ritenuto opportuno l’utilizzo di un Luogo Neutrale.



L’idea di creare/trovare un Luogo Neutrale (= luogo mentale e fisico, che faciliti un incontro senza pregiudizi, tensioni e aspettative) è stata il motivo attraverso cui concepire l’invito al ciclo di appuntamenti di Riss(e).  Lo studio di Ermanno Cristini, un luogo fatto di persone, si posiziona in una situazione mediale tra i crocevia e i margini del sistema artistico lombardo e italiano.

L’arte contemporanea, sempre più percepibile come un Luogo e Approccio Mentale, è un luogo sempre meno accessibile e libero.

La necessità di creare una comunità critica deriva da osservazioni sotto gli occhi di tutti, ma paradossalmente ferme a quello che potrebbe essere lo stadio iniziale di una consapevolizzazione profonda e collettiva.



TBS invita qualsiasi interessato a partecipare al primo incontro per la formazione di una Comunità Critica finalizzata alla creazione di un gruppo di lavoro.



Temporary Black Space

È una realtà nata nel 2008 che agisce come soggetto collettivo, artista e curatore funzionando attraverso network di collaborazioni temporanee.

TBS ha basato la propria ricerca sull’idea della relazione con il concetto di Luogo, inteso in termini di specificità ambientali e coinvolgimento pubblico, sul lavoro collettivo e non-autoriale.

Considerandosi un sistema che vive di urgenze, ha come finalità la presa di posizione nei confronti dei meccanismi e delle sovrastrutture del quotidiano, tramite cui intendere l’arte, la cultura e le relazioni sociali.

TBS è un progetto che vuole sottrarsi a un’identificazione univoca, che ricerca e produce contesti pregnanti.

Il Desiderio di Lavorare fuori da “questa Tradi­­zione” permette la creazione di nuove Forme, meno conflittuali, dando la possibilità di convogliare problematiche ed urgenze in una direzione utile alla creazione di Sistemi Efficaci alla Sopravvivenza dell’individuo in ambito Comunitario e di conseguenza più vicini al concetto di Essere Umano in Divenire.



 Temporary Black Space, ifCC-SFcorner copy, 2013, foto ed elaborazione Temporary Black Space

Temporary Black Space, ifCC tablecontent, 2013, foto ed elaborazione Temporary Black Space

 Temporary Black Space, ifCC-firstmeeting, 2013, foto ed elaborazione Temporary Black Space 


 Temporary Black Space, ifCC-tunnel. information.pro, 2013, foto ed elaborazione Temporary Black Space

Temporary Black Space, ifCC-firstmeetingplace, 2013, foto ed elaborazione Temporary Black Space
 

2.1.13

NESSUNO E' PIU' STUPIDO DI UN PITTORE. Cesare Biratoni


12 gennaio-10 febbraio 2013

“Bête comme un peintre”, scriveva Marcel Duchamp, e questa mostra è dedicata alla pittura e alla stupidità che la regge.

Stupidità nella sua accezione originaria, la quale ha a che fare con lo stupore.  E’ lo stupore che tesse le trame di una voracità visiva di cui si nutre il fare del pittore. Ma prima ancora che le immagini costituiscano le basi di nuove immagini, qui sono rincorse principalmente per il loro potere seduttivo, come valore in sé. Niente di “eroico” il più delle volte, o di particolarmente enfatico. Spesso si tratta di un’applicazione anche pedissequa, meticolosa, quasi amatoriale, fatta di suggestioni che conducono ad altre suggestioni, entro un bisogno di raccolta.

E raccogliere immagini come fine, è perdere tempo. Alla base vi è l’insensatezza ossessiva del collezionista o il senso acuito del rabdomante; in ogni caso è un’applicazione tanto reiteratamente scrupolosa quanto disutile, anche perché ammesso che si trovi l’acqua, l’acqua non serve ora e qui.

Questa mostra prescinde dall’acqua, ma espone il cammino: un insieme dilatato di passi; un elenco esteso di frammenti visivi. Un archivio che ha le caratteristiche della lista  ma manca dell’autorità dell’Arconte, del potere ermeneutico che deriva in fondo dalla “nobiltà” del fine.

Le immagini raccolte non sono un prima che si legittima in un dopo ma esse sono già il dopo. Rispetto al dopo che siamo abituati a riconoscere come tale assumono il valore di un equivalente sincronico.

Esse mettono a dimora un’intimità e implicitamente ne segnano un passaggio istituzionale dal privato al pubblico: per questo hanno il valore di un “quadro”; né più né meno.

“Non c’è niente che mi infastidisca più delle immagini”, mi diceva Cesare Biratoni.


Ermanno Cristini

 Cesare Biratoni, Nessuno è più stupido di un pittore, 2013

 Cesare Biratoni, Nessuno è più stupido di un pittore, 2013: Senza titolo, tecnica mista su carta, 2011-2012

 Cesare Biratoni, Nessuno è più stupido di un pittore, 2013: Senza titolo, collage, 2012

 Cesare Biratoni, Nessuno è più stupido di un pittore, 2013: Senza titolo, collage, 2012

 Cesare Biratoni, Nessuno è più stupido di un pittore, 2013

 Cesare Biratoni, Nessuno è più stupido di un pittore: Senza titolo, collage, 2012; collage, 1999, tempera su carta 2112

 Cesare Biratoni, Nessuno è più stupido di un pittore, 2013
 

5.11.12

UN' ALTRA CONTIGUITA'


Andrea Magaraggia, Michele Lombardelli, Luca Scarabelli
a cura di Alessandro Castiglioni
18 novembre - 31 dicembre 2012



Un’altra contiguita’ nasce nel contesto di On Stage, il progetto curato da Andrea Bruciati per ARTVERONA, la Fiera dell’Arte di Verona che quest’anno propone con I benandanti un focus sul delicato ruolo del curatore nell’attuale sistema dell’arte.
Per questo progetto Alessandro Castiglioni ha tracciato un percorso a più mani che si caratterizza come una riflessione sul metodo. Sviluppato in forma di talk all’appuntamento veronese tale lavoro assume ora una dimensione espositiva concepita, poi, per lo spazio di riss(e)

“Questo breve intervento attesta una modalità di lavoro che vuole porre un fermo interrogativo sui tradizionali confini disegnati ai limiti tra ricerca critica e pratica artistica. Pensare che questi ambiti possano svilupparsi sotto una forma di continuità e non in una sorta di opposizione, se non altro, sotto l'aspetto sostanziale (quello della forma e quello del discorso), è il fatto centrale di questo progetto sviluppato a pari livello da Michele Lombardelli, Andrea Magaraggia, Luca Scarabelli e me.
Effettivamente, in questi pochi mesi,  abbiamo costruito un luogo di contiguità tra forme, discorsi, pensieri. Abbiamo incontrato poi diversi personaggi, interrogato documenti, intrecciato ipotesi. Il primo punto in discussione è, dunque, la nostra capacità narrativa e dialogica, la forza evocativa della forma e quella della negazione, dell'assenza. E' qui che Magaraggia cita La forma nell'arte e nella natura di Giorgio De Chirico, dove l'artista parla di “forma” come spazio e come attività mentale (questione, questa, poi ripresa dalla fondante lettura di Jole De Sanna) e Lombardelli ricorda, d'altra parte, Ad Reinhardt «...Anti-anti-arte, non-non-arte, non espressionista … non visionaria, non immaginativa, non mitica...», come se il pittore americano fosse “fosse l'ago della bilancia, il grado zero, l'inizio, l'introduzione di un racconto a più voci”. E' a questo punto che mi sembra adeguato inserire un ulteriore personaggio: Samuel Beckett. Nei suoi ultimi scritti, datati tra il 1988 e il 1989, compare evidente il dramma, esistenziale ed artistico, scaturito dalle relazioni tra forma e discorso. «Dire un corpo. In cui niente. Niente mente. In cui niente. Almeno questo. Un luogo. In cui niente...». Infine Scarabelli ci mostra un corvo immobile su un cumulo di gomme di bicicletta. Luca mi ricorda Luigi Malabrocca che correva il giro d'Italia per arrivare ultimo. Per vincere la maglia nera. Paradossalmente la sua corsa tendeva così alla stasi, all'immobilità.  
Un altro nero dunque, un'altra crisi di forme e discorsi, un'altra contiguità.”
Alessandro Castiglioni

 Un'altra contiguità, Ad Rehinardt, El Lissfitzky, selezione di Michele Lombardelli, foto Ermanno Cristini

 Un'altra contiguità, foto Ermanno Cristini

Luca Scarabelli,  Orizzonte degli eventi, 2012, corvo nero in tassidermia, copertoni usati di bicicletta, cm 90 x 90 x 50, foto Ermanno Cristini

 Michele Lombardelli, Black landscape, 2009, tempera su tela e fotografia in b/n dimensioni variabili courtesy Arte Boccanera, Trento, foto Andrea Magaraggia

Andrea Magaraggia, Continuità (particolare), 2012, policarbonato cm 90 x 200 x 30, foto Andrea Magaraggia

Un'altra contiguità, foto Andrea Magaraggia
 

3.9.12

THE ISLAND


22 Settembre - 4 novembre 2012

Quando, nel corso degli umani eventi, diviene necessario per un popolo spezzare i legami politici che lo hanno unito ad un altro, ed assumere, fra le potenze della terra, la posizione distinta e paritaria a cui le leggi della Natura e di Dio gli danno diritto, il giusto rispetto dovuto alle opinioni dell'umanità esige che esso dichiari le ragioni che lo costringono a separarsi.

Consideriamo verità evidenti per se stesse che tutti gli uomini sono creati uguali; che sono stati dotati dal loro Creatore di taluni diritti inalienabili; che, fra questi diritti, vi sono la vita, la libertà e il perseguimento del benessere. Che per garantire questi diritti, vengono istituiti fra gli uomini dei governi che derivano dal consenso dei governati il loro giusto potere. Che ogni qualvolta una forma di governo diviene antagonistica al conseguimento di questi scopi, il popolo ha diritto di modificarla e abolirla, e di creare un governo nuovo, ponendo a base di esso quei principi, e regolando i poteri di esso in quelle forme che offrono la maggiore probabilità di condurre alla sicurezza ed alla felicità del popolo medesimo. La prudenza consiglierà, in fatto, di non cambiare per motivi tenui o transitori governi stabiliti da tempo; l'esperienza dimostra, invero, che gli uomini sono più inclini a sopportare i mali, finché sono tollerabili, che a riprendere la giusta direzione, abolendo forme alle quali sono adusati. Ma quando una lunga serie di soprusi ed usurpazioni, volti invariabilmente ad un unico scopo, offrono prova evidente del disegno di un governo di assoggettare il popolo a condizioni di dispotismo assoluto, è diritto e dovere del popolo di abbattere quel governo e di creare nuove salvaguardie per la sua sicurezza futura.

Tale è stata la paziente sofferenza di queste Colonie (PADANIA); e tale è la necessità che le costringe a mutare il loro precedente sistema di governo.

Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d'America - 4 Luglio 1776

Estratto integrale dalla homepage del sito internet della Lega Nord di Varese



Édouard Glissant_Daniele Geminiani, 2009 © The Islandi

 foto Ermanno Cristini
 foto Ermanno Cristini
 foto Ermanno Cristini
 foto Ermanno Cristini
foto Ermanno Cristini
  foto Mary Zurigo